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Per un viaggio senza limiti: obiettivo Machu Picchu

Andrea Devicenzi, campione paralimpico di Paratriathlon, si sta preparando per una Grande avventura. Il 25 luglio partirà per il Perù, per affrontare una sfida che lo porterà a scoprire i propri limiti.

1.200 chilometri in mountain bike da Lima e Cusco e 4 giorni di trekking, con stampelle e zaini per raggiungere il sito archeologico di Machu Picchu.

Dove nasce il progetto “Inca Trail 2016” ?

Nasce dal desiderio di visitare uno dei luoghi più misteriosi della terra: Machu Picchu. Già da diversi anni ho un particolare interesse per questo sito sul quale mi sono documentato in abbondanza; più leggo e guardo filmati, più mi convince la sua straordinarietà, di come possa essere stato costruito migliaia di anni fa.
Mesi fa, ritrovandomi con Stefano Mattioli dopo alcuni anni – con lui ho condiviso l’avventura estrema in India sulla strada carrozzabile più alta del mondo, raggiungendo la vetta del Kardlung La a 5.602 metri – intenzionati entrambi nell’intraprendere un’altra avventura simile, abbiamo iniziato a parlarne. Spunta il Perù come meta; qualche giorno per verificare quale potesse essere un programma particolarmente sfidante, ed ecco che nasce l’idea dell’“Inca Trail 2016”.

Machu Picchu è un luogo mistico… che significato ha per te questo viaggio?

Come detto prima, sono particolarmente colpito dalla straordinarietà di questo sito. Non nascondo di credere anche alle teorie più bizzarre su ciò che si racconta. Credo nella presenza di altre vite nell’Universo nel quale, solamente nel nostro sistema solare, esistono oltre 4 miliardi di stelle. Credo in modo ancora più profondo alla legge di attrazione e all’energia che tutti possediamo, ma che forse non riusciamo ad utilizzare. Non vedo l’ora di essere davanti a queste costruzioni di cui ancora oggi non ne è spiegata la costruzione. Ci sono alcune parti di questi muri da cui si può percepire l’energia che emanano. Sarebbe stato nostro desiderio poter dormire almeno una notte in cima a Machu Picchu, ma in modo legale purtroppo non lo si può fare, perciò abbiamo deciso di rimanere solamente le ore che l’organizzazione del trekking ci concede.

L’impresa è decisamente impegnativa, come ti stai preparando?

La mia preparazione per questa avventura ha ricalcato per lo più quella del 2010, quando mi preparai per il Raid in India. La prima fase, quella invernale, rimane pressoché identica a quella di tutti gli anni, in cui prediligo il lavoro sull’agilità ed il così detto “fondo”. Quest’anno avevo in programma la partecipazione ad alcune gare di triathlon, perciò in primavera gli allenamenti si sono suddivisi sui tre sport di questa specialità, nuoto, bici e corsa. Nuoto, ottimale per allungare la muscolatura, la bici per aumentare la potenza e la corsa, che io svolgo con le stampelle non utilizzando nessuna protesi, utile per la fase di trekking.
Purtroppo, un grave incidente a maggio, in piena attività, ha compresso tutto questo, bloccandomi per circa 20 giorni, facendomi così rinunciare a queste gare e costringendomi a dedicarmi esclusivamente al Perù.
Perciò, inizio lunghi allenamenti in bici intervallati da quelli a piedi, senza correre, ma cercando di aumentarne sempre di più la durata. Ora, ad un mese dalla partenza, i lavori specifici danno spazio a lunghe pedalate in cui è fondamentale mantenere il cuore ad una certa frequenza il più tempo possibile. Purtroppo, abitando in piena Pianura Padana, mi è difficile allenarmi in quota per acclimatarmi prima della partenza.

Quali sono le aspettative ?

Prima di partire per l’India, nel 2010, non conoscevo l’importanza di vivere il nostro traguardo ancora prima di raggiungerlo. Ora, grazie al percorso di crescita personale e agli strumenti appresi per diventare Mental Coach, sono consapevole di quanto sia importante visualizzare ciò che vorremo realizzare e raggiungere. Nel corso di tutti questi mesi, centinaia di volte, mentre leggevo, guardavo filmati o mentre mi allenavo, visualizzavo ed immaginavo di essere su quelle strade, immaginando, nel modo più reale possibile, di esserci. In questi anni ho potenziato questa tecnica ed utilizzandola spesso ha accresciuto di molto le mie aspettative. Mi godrò ogni metro, perché son convinto che ad ogni curva ci sia qualcosa di particolare e meraviglioso ad aspettarmi.
In tutte le persone con cui ho parlato in questi ultimi mesi, raccontando il progetto, cambiava la luce nei loro occhi, come si emozionassero al solo sentirne parlare, perciò, cosa sarà esserci realmente?

Quale sarà la chiave vincente per avere successo in questa impresa?

Godersi ogni momento, consapevole di essere immersi in un sogno realizzato. La squadra, che è formata solamente da me (affronterò l’avventura in autosufficienza, senza jeep al seguito), sarà fondamentale per superare tutti i momenti di difficoltà, che sono certo non mancheranno. Penso che proprio in quei momenti sarà fondamentale riscoprire tutto il lavoro fatto nei mesi precedenti, con le visualizzazioni, gli allenamenti, i sacrifici, il consenso della famiglia e tanto altro. Lo faccio per lavoro, ma prima di questo l’ho provato più volte nei vari ambiti della mia vita e la testa, son sicuro, giocherà un ruolo fondamentale.

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